L’Uomo tecnologico, pittura murale di Alberto Berti

Gianfrancesco Berchiesi



Pisa non è lontana, città crocevia dove tendenze, umori, culture diverse hanno sempre trovato accoglienza. A Pisa Keith Haring descrisse sul muro di una Chiesa storica la storia dell’uomo, in una forma simbolica e coinvolgente.

Son passati molti anni ed ora a pochi chilometri, a Pontedera, un altro artista visionario, Alberto Berti, che ha sovrapposto al suo DNA marchigiano una toscanità amata e conquistata a poco a poco, ha scritto una storia sui muri della Piaggio di Pontedera. Due poeti immensi sono emblemi della Marchigianità e della Toscanità. Ambedue parlano dell’uomo. Il primo può essere rappresentato da quell’uomo seduto dietro la siepe che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude, il secondo da quell’uomo che per uscire dalla selva oscura percorre un viaggio strabiliante tra masse enormi di uomini ognuno rappresentativo di vizi e virtù dell’umanità. Il primo cerca rifugio e sollievo ai propri mali esistenziali nel diluirsi nell’Infinito, il secondo sale dagli abissi del male alla perfezione dei Cieli.

Alberto quando si ascolta, cioè quando è a tu per tu con i suoi problemi esistenziali, è a mio avviso espressione genuina della sua marchigianità, ma poi quando esce dai suoi momenti intimisti, può trovare sentieri che lo conducono ad una visione più sociale delle problematiche.

Ed è qui che voglio giungere: crea una forma che non è pura geometria, ma è un ibrido tra una figura vagamente antropomorfa ed un prodotto tecnologico, ma che della geometria ha la perfezione classica. Con questo elemento di connotoziane robotica costruisce una storia che parla di ascesa e di conquista: la storia dell’uomo. Con questi robots infatti copre una parete verticale ed ecco che la sua idea coniugata all’elemento spaziale a lui concesso genera la comunicazione in chi osserva. L’Homo technologicus lavorando cooperativamente, uno a fianco all’altro, sale, conquista e si proietta verso alte mete.





Infatti è la verticalità della parete che spinge a correre con lo sguardo verso l’alto e a dare quindi all’osservatore questa idea di Salita, di Ascesa. E’ l’uomo operoso che si propone di “arrivare” o è il Robot, essere partorito dall’ingegno umano ad arrampicarsi con tecnologica scienza. Il nocciolo creativo geniale è stato l’aver stabilito un connubio tra la verticalità dell’impianto e la silhouette di quella figura antropomorfa per comnunicare questa tensione verso mete nobili dell’uomo industrioso.

Sembra quasi che il muro diventi cassa di risonanza che grida al mondo il Lavoro, l’Industriosità e il Sacrificio delle genti.